QUADERNI PER PRENDERSI CURA

QUADERNI GRUPPO

 

Quaderni per prendersi cura di sé, ma anche per trasmettere memorie e alimentare speranze, per giocare, per raccogliere parole e immagini incontrate per via, per fissare attimi o incontri da rendere memorabili… tutto questo e tanto altro sono stati per me i mercoledì d’estate al Centro Coop di Gavinana.
I pomeriggi estivi nell’afa fiorentina sono lunghi da passare, si sa. Per questo avevano chiesto anche a me di proporre delle attività da svolgere nella saletta climatizzata dei soci Coop, parzialmente isolata dal via vai dei clienti del centro commerciale, ma comunque ben in vista in fondo al corridoio centrale.
Le parole sono semi” avevo scritto una volta, per gratitudine e riconoscimento del valore che hanno per me i bellissimi quaderni che Pasquale mi regala. Perchè non provare questa semina, accanto a quella degli orti fai da te, tra oggetti volanti non identificati, idee di carta, incontri interculturali, ricette di cucina fresca e veloce?
I semi hanno cominciato a germogliare prima ancora che li buttassi.
Idee e proposte si accavallavano nella mia mente. Attingevo ad un pozzo profondo: parole e suggestioni uscivano quasi senza che ne vedessi l’origine.
Si ripeteva il continuo ininterrotto ciclo del frutto e del seme: potevo elargire con facilità fertili indicazioni perchè maturate in lunghi anni di scrittura e rilettura di “quaderni della cura di me”, di diari di bordo di esperienze collettive, di appunti di viaggio, di pensieri raccolti disordinatamente, di annotazioni varie per tema e approfondimento…e le vedevo raccogliere in terreni fertili e originare il miracolo della trasformazione fecondativa.
Proponevo semplici suggestioni evocative: si attivavano i sensi e nella stanza risuonavano voci e parole di estati lontane, arrivava il profumo dell’origano, splendevano fiori di ibisco, ci commuoveva la presenza di chi avevamo amato e non c’è più.
“Quella volta che ho visto…ascoltato…sentito…gustato…” Basta aprire i canali sensibili e attendere la risposta al richiamo. Sicuramente arriverà, non sappiamo come e da dove: è questa una conferma che ogni volta mi sorprende.
Dall’evocazione al ricordo il passo è breve: le emozioni cominciano a muoversi, trovano la strada per toccare il cuore. Non c’è da meravigliarsi se si manifestano momenti di commozione sincera, che l’accoglienza del gruppo trasforma in collante che salda le relazioni e le rende più autentiche.
Più arduo ed impegnativo si fa il lavoro di scrittura quando il rammentare impegna la testa, oltre al cuore. Il mio aiuto e le mie proposizioni diventano più precise, offrono elenchi di parole tra le quali scegliere, impegnano in uno sforzo di riflessione, provano a scandagliare angoli oscuri, invitano a mettere a fuoco aspetti rimasti in ombra, nessi e legami rimossi…
C’è poi il gioco delle risonanze. Ho trascritto e ritagliato brevi frasi d’autore, avvolgendole in minuscoli rotolini di carta, da cui invito a pescare, proprio come nelle sagre di paese alle pesche di beneficienza. Cosa provoca srotolarle e leggerle? Fanno affiorare ricordi, stimolano riflessioni o approfondimenti, suscitano interrogativi o memorie, chiedono di essere accolte nel silenzio…
Anche il mio percorso è stato un continuo procedere per risonanze: esterne ed interne.
Ho letto e riletto testi sulla scrittura creativa e sull‘autobiografia, ho fatto uso di tecniche e suggerimenti mutuati da chi da anni studia e lavora sui temi della narrazione, ma soprattutto ho lasciato libere di esprimersi le mie “voci di dentro”, mentre cercavo di captare e far vibrare quelle del gruppo, sensibilissima cassa di risonanza.
Il nostro è stato un procedere con leggerezza. Non avrebbe potuto essere diversamente per le caratteristiche stesse del luogo e del tempo dei nostri incontri. Eppure proprio questa leggerezza ci ha consentito di affarciarci su scorci impensati e di sfiorare profondità dell’anima.
Le parole a volte sgorgavano impetuose, a volte chiedevano di essere riprese con un successivo lavoro di lima e di cesello, a volte non trovavano il varco per uscire all’esterno e covavano dentro, a volte si accontentavano di essere ascoltate…e mentre le cercavamo con attenzione e con cura, si prendevano cura di noi.

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