INNESTARE IL NUOVO

andrea innesta

Innestare il nuovo perchè avvenga la trasformazione che porti frutti migliori: questa è la lezione di primavera che la marroneta mi consegna.
Ho seguito ed osservato Andrea alle prese con i suoi primi innesti e, al solito, ho appreso qualcosa che va ben oltre l’evento contingente.
Il tema è quello di come cultura incontra e trasforma natura.
Si perde nella notte dei tempi il momento in cui qualcuno sperimentò la tecnica capace con un piccolo gesto di cambiare le caratteristiche selvatiche di un albero e renderlo domestico.
L’innesto è un’operazione chirurgica, il suo strumento è la lama tagliente e precisa.
Richiede le attenzioni di una sala operatoria, ma anche la conoscenza e la cura affettuosa di un vecchio amico sincero.
La mano deve essere ferma e sicura mentre impugna la sega che abbatte tutto quello che è cresciuto fino allora sopra e intorno la base scelta per l’intervento, mentre seziona e incide con la forbice e il coltello il frammento di marza con la gemma destinato ad essere inserito tra la corteccia e il legno, la dove scorre la linfa vitale.
Lo sguardo ha bisogno di essere acuto e insieme largo ed aperto: deve saper vedere differenze millimetriche e riconoscere da lontano “domestico” e “selvatico” su una stessa pianta.
Tutte le antenne della sensibilità sono necessarie per scegliere il giorno che le condizioni climatiche rendono migliore, per prevedere i rischi e mettere in atto le strategie di difesa.
L’operazione in sé è relativamente breve, ma la preparazione e la cura successiva richiedono lunghi tempi.
Vanno individuate e ripulite le basi su cui effettuare l’innesto: spesso cresciute dai polloni di un vecchio tronco o dalle radici di una base corrosa dal tempo, talvolta ricavate da un fusto di palina.
Allo spuntare delle prime gemme si tagliano le marze, giovani rami che hanno appena cominciato a legnificare, di solito nati da una drastica potatura dell’anno prima. Secchi tagli tra una gemma e l’altra definiscono poi i confini del legnetto da innesto: da una parte la gemma, dall’altra la linguetta ricavata con il coltello che sarà inserita nella base prescelta
Quando le condizioni climatiche sono favorevoli si procede all’innesto: si inseriscono uno o più legnetti gemmati tra la corteccia e il legno, si “suturano” i tagli con il mastice, si avvolge il tronco in una gabbia ricavata da grosse frasche legate strettamente in modo da svolgere la duplice funzione di contenimento e di protezione…e si aspetta.
Se tutto va bene si vedranno aprire le gemme, nascere nuove tenere foglioline, sviluppare il rametto che anno dopo anno crescerà fino a portare i suoi frutti.

Non sono diversi i processi che si mettono in atto quando il presente non ci gratifica abbastanza, non si vedono prospettive soddisfacenti per il futuro e si decide di attivare un percorso di cambiamento e arricchimento personale.
Occorrono solide radici da cui far salire e circolare la linfa: possono essere recenti o addirittura centenarie, l’importante è che sappiano cogliere il nutrimento che il terreno offre e trasformarlo in energia vitale.
Con le radici salde si può, si deve, avere la capacità di operare dei tagli che sfrondano e recidono quello che è vecchio o non funzionale e che produce frutti miseri, se non addirittura nocivi.
Il cambiamento si presenta giovane, con una storia recente… ma porta una gemma: promessa turgida e preziosa di futuri sviluppi. Si insinua fragile e sottile dove scorre sincera l’energia più vitale. Dapprima ha bisogno di protezione e di cura: si nutre, si rafforza, cresce. Produrrà nuovi frutti.

 

 

innesto

Advertisement

BENESSERE È CANTO CHE NON SI CANTA DA SOLI

il_buon_governo_Lorenzetti

Benessere:
È canto che non si canta da soli
Voci vicine, voci lontane…

È mistero che attinge all’abisso del cuore
È gioia che sgorga improvvisa
Leggero sospiro che lega col fuori

Parola
E non solo parola

Si veste col gesto
Si scopre nel gioco

Latte e seme

Dischiude le porte: abbraccia ed accoglie
Si nutre di doni che grato ricambia

Fertile desiderio che spinge e accompagna
Certezza feconda che apre al domani

Sono passati quasi due anni da quando prese questa “strana forma” la scaletta per raccogliere le idee in vista del convegno sul “Buongoverno per il benessere di donne e uomini nelle terre di Siena” che concludeva un lungo percorso di ricerca e di animazione territoriale.
Ho continuato a riflettere, a scrivere, a progettare per trovare le strade per dar vigore a quel “leggero sospiro che lega col fuori”.
Dopo che ho chiuso la stagione dell‘impegno diretto nella politica e nelle istituzioni, ho lavorato molto su di me, mi sento in pace…ma il mio benessere non è tale se per proteggermi chiudo le finestre al dolore, alle miserie, alle piccinerie del mondo circostante.
E allora “latte e seme”: capitolo appena accennato. Nutrirmi e nutrire con il meglio che ho saputo apprezzare, non smettere di curare i miei campi di presenza per raccogliere ed offrire merce genuina ed autentica; ma anche continuare a seminare, senza paura di aprire la mano e lasciare andare al vento!
Arriveranno stagioni migliori!