IL CORAGGIO DEL BUONUMORE

arcobaleno su manifestazione

“La più coraggiosa decisione che prendi ogni giorno è di essere di buon umore” questa citazione di Voltaire, che ho risentito ieri sera in televisione, ha accompagnato la mia mattina.
Il turbamento per i drammatici fatti di Parigi mi ha scosso profondamente, il cielo è grigio e cupo, ho la schiena indolenzita e un cerchio che mi stringe la testa (influenza in arrivo o cervicale che contesta le troppe ore davanti al computer?), sono sola…e allora, dove attingere il coraggio per non cadere in uno stato vagamente depressivo?
Prima di tutto decidere.
Voglio davvero essere di buon umore o non sarebbe meglio, complice l’indolenzimento, giocare a fare la malata coccolandomi sotto le coperte? Ma se gioco, è perché il gioco mi piace e allora mi scappa il primo sorriso autoironico: c’è un sottile piacere nel crogiolarsi compiaciuta nel malessere…basta saperlo!
Per un po’ mi godo il calore del piumino e la sensazione umidiccia del corpo sudato. La finestra lascia filtrare poca luce grigia e gli occhi un po’ si aprono, un po’ si socchiudono a seguire immagini e fantasie. Poi il gioco mi stanca e “coraggiosamente” decido di alzarmi a cercare un buon umore un po’ più attivo e dinamico.
Entro in bagno e mi godo il piacere di vuotare vescica e intestino: che leggerezza! E così a buon mercato!
Lavarmi la faccia poi è davvero salutare: l’acqua è di per se energia vitale che lava e stimola. Se poi questo semplice gesto è accompagnato dalla consapevolezza il piacere si moltiplica.
Sono sulla strada buona. Mi affaccio a osservare il paesaggio uggioso con la volontà cosciente di andare a cercare segni che possano darmi messaggi positivi. Chi cerca trova! Intravedo le gemme sui rami dell’albero davanti alla finestra: foglie secche e in decomposizione per terra danno nutrimento alla nuova primavera che non tarderà ad arrivare. C’è poi la casina colorata dei bambini fatta da mio fratello e mi attardo a ricordare le numerose e belle scene di cui è stata protagonista, dalla costruzione da parte di un falegname improvvisato, alla scrittura in bella calligrafia dei nomi di Ernesto e Francesco sulla porta d’ingresso, alla meraviglia di un mattino di neve quando ho aperto la finestra e mi è apparsa come una immagine di favola.
È con il sorriso sulle labbra che sono passata alla fase successiva: ascolto del corpo e movimento. Ho steso il collo, allungato la schiena, avvicinato e allontanato le scapole per aprire il torace e allargare il cuore, guidata per mano dal mio respiro.
Ho iniziato quindi a scrivere, interrompendomi per seguire la diretta da Parigi, convinta che avrei ricevuto un messaggio forte. Il fatto stesso che ci fosse la manifestazione era una certezza: sono cittadina di un’Europa che sa ancora mobilitarsi per valori forti che sono nel suo DNA e nella sua storia.
Accesa la televisione, il primo cartello che ho letto diceva “L’humor est immortal”.

fiori e matite

COLTIVARE LA BELLEZZA PER ALIMENTARE LA CITTADINAZA

casa-giotto

Coltivare, dal latino colere (dalla cui radice anche colonia, culto, cultura…) indica l’azione del lavorare la terra per raccogliere frutti, ma ci offre indicazioni anche su come questa azione si caratterizza. È un’azione costante e diversificata in relazione ai tempi e ai bisogni (il “colono” vive nel campo), attenta e rispettosa, quasi reverenziale
Bellezza: fenomeno che colpisce i sensi e provoca un sentimento sincero e libero di ammirazione e di piacere. Si può manifestare in natura (un paesaggio, un’alba, il cielo stellato….), nelle relazioni umane (un sentimento che si manifesta attraverso segni percepibili: uno sguardo, un gesto,un sorriso…..), nelle produzioni umane (un bel manufatto, un’opera d’arte…)
Alimentare: dare nutrimento per far crescere
Cittadinanza: rapporto tra individuo e società, inteso come partecipazione attiva del soggetto alla sfera pubblica

Da queste stringatissime definizioni si possono far scaturire pagine e pagine di riflessioni e tante ipotesi di progetti, capaci di saldare insieme percorsi educativi e/o di cittadinanza, la dimensione etica con quella politica, l’attenzione ai temi dell’ambiente con quelli dello sviluppo locale….

Mi preme sottolineare alcuni aspetti
Coltivare non è unicamente il “piacere di fare” ma presuppone che ci siano dei frutti tangibili da raccogliere, così come la “bellezza” non è un’entità astratta, ma “incarnata”. D’altra parte per “coltivare” occorre uno sviluppo competente di consapevolezza: non basta offrire uno strumento (vedi le “vie del …bello” ) se non cresce insieme la capacità di sapersene appropriare

Tenere congiunte le diverse manifestazioni della bellezza (natura, relazioni, manufatti) in una sorta di “sistema del bello” può favorire l’attivazione e la realizzazione di progetti che non solo facciano crescere la consapevolezza e la competenza soggettiva, ma per questa via rendano “più bella” la realtà circostante

La cittadinanza si esprime per autonoma competenza dei “cittadini” ma si alimenta in uno scambio fecondo con i luoghi del potere politico ed istituzionale: occorre che ci siano procedure che facilitano il confronto e la reciprocità

Ho lavorato molto su questi temi, ai quali ho cercato anche di far riferimento durante la mia stagione di sindaco di Vicchio, ad esempio con l’allestimento museale della Casa di Giotto e il suo laboratorio del colore, teso a costruire un polo di educazione al bello rivolto al turismo scolastico e di incontro tra esperienze, linguaggi, generazioni.

Mi piace riprenderli e socializzarli, perchè possano servire ad altri in questa fase di dibattito politico e di programmi per le elezioni amministrative e perchè siano per me stessa stimolo di nuova progettualità.

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