Ode laica al mio Protettore

Guido di Pietro Trosini 
da Moriano, a Rupecanina,
uomo di zolle, ancorato alla terra,
sei diventato Angelico 
e ti hanno reso Beato
perché risplende di luce divina 
la tua opera umana.
Conosce il dolore il tuo canto gioioso,
non giri lo sguardo, 
contempli la croce…
e da chissà dove si insinua la luce!

Cercavo la grazia e la leggerezza
mirando i tuoi angeli alati;
i colori splendenti scaldavano il cuore.
Nei momenti più bui 
San Marco era un faro:
entravo a cercare la luce, la pace, 
scintille di gioia.
Ora so che per me 
maestro di vita tu sei.
Mi insegni a cercare bellezza e armonia,
a guardare più attenta,
a vedere la luce.
Mi inviti a un impegno costante,
sereno e profondo
per creare aperture.

Volevano darti il potere:
eri saggio e sapevi guidare,
ma potenza più vera scegliesti:
mostrare il qui e l’oltre,
dipingere corpi reali, 
vestiti di carne e di stoffe,
e indicare un altrove.
Sapevi nutrire speranza e utopia,
incarnare il sublime,
dischiudere porte
ed aprire orizzonti.

Voglio ali dorate,
per volare su in alto,
amare gioiosa la vita, 
comunque lei sia,
vedere serena armonia
nelle cose terrene,
scoprire bellezze nascoste,
ispirare la pace,
nutrire fiducia e speranza
in un mondo migliore.
Per questo, sei il mio Protettore!

PER BARBIANA PER MICHELE

Rompo la promessa fatta a me stessa di chiudere la stagione del mio impegno pubblico e di non aprire bocca sui fatti locali di Vicchio…ma Barbiana non è solo di Vicchio.

Sono giorni di grande gioia, per la storica decisione di Papa Francesco di salire sul Monte Giovi e rendere omaggio alla memoria di Don Milani.

Ho apprezzato la scelta di farlo con il suo stile sobrio ed essenziale, in forma riservata.

So quanto quei luoghi parlano e come la loro voce risuona più alta nel silenzio.

Li conosco da quando, giovane studentessa e insegnante delle 150 ore, ci andavo da sola: in un dialogo tra me e me che era mediato dagli echi delle voci di Don Lorenzo e dei suoi ragazzi.

Negli anni in cui sono stata sindaca di Vicchio è stato il crocevia di incontri preziosi, che ancora arricchiscono la mia umanità. Ho conosciuto allora una “Barbiana nel Mugello” e una “Barbiana nel mondo”: quella degli eredi diretti dell’esperienza – con tutta la ricchezza e tutte le conflittualità legate alle eredità preziose- e quella di chi – da lontano – in Barbiana continua a vedere un faro per muoversi nelle contraddizioni del presente.

Ho partecipato ed assistito alle “processioni e ai pellegrinaggi laici” di chi saliva a Barbiana: insieme ad altri o in forma privata, in silenzio o sotto le luci delle telecamere. Sempre ho colto l’emozione dell’incontro con un luogo carico di memoria.

Spesso ho ascoltato la voce di Michele Gesualdi, il più strenuo custode e difensore dell’integrità dei luoghi, che voleva aperti ed accoglienti, ma rispettosi del messaggio che trasmettono. Immagino il suo conflitto interiore per la gioia della visita papale e l’indignazione per la piattaforma di cemento costruita a tempi di record per dotare Barbiana del confort dei cessi per l’occasione.

Oltre dieci anni fa Michele avviò il confronto con il Comune su come offrire gabinetti ai visitatori che arrivavano sempre più numerosi: era impensabile infatti lasciare in maniera stabile i gabinetti da cantiere che venivano istallati in occasione delle marce di Barbiana, né poteva essere sufficiente il vecchio gabinetto della canonica.

Facemmo più di un incontro per trovare la soluzione ottimale, che tenesse conto del rispetto dei luoghi e dei problemi tecnici (sia urbanistici che strutturali).

Finalmente si fece strada l’ipotesi condivisa di costruire una piccola struttura ai margini del bosco dietro la piscina, curando che avesse un impatto ridotto al minimo, sia per dimensioni che per scelta dei materiali.

Ricordo bene il giorno fissato per il sopralluogo con l’architetto del Comune. Era inverno, faceva freddo, forse a Barbiana era caduta la neve qualche giorno prima. Di sicuro c’era del fango che mi si attaccò alle scarpe mentre attraversavo il campo…

Non so cos’è successo dopo.

Michele ora non parla e non può esprimere la sua rabbia e il suo rammarico per l’intervento tardivo ed invasivo.

La mia testimonianza è per dare volume alla sua voce.